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Vini di Sardegna: tour in 80 bicchieri

bottiglie

Pane e casu, binu a rasu.  Detto sardo.

In Sardegna la coltivazione della vite affonda le radici, è il caso di dirlo, in epoca assai remota. E un interessante itinerario attraverso l’isola è proprio quello suggerito dalla ricerca dei vini più rappresentativi del territorio. Noi, si sa, abbiamo sede a Sassari e da qui, idealmente, possiamo partire per questo avvincente “Giro dell’isola in 80 bicchieri” (più o meno e… non tutti insieme, of course). Spostandoci di poco verso nord troviamo la Romangia, terreno d’elezione di tanti vini, ma soprattutto del favoloso Moscato di Sorso-Sennori, capace di rapire con i suoi profumi deliziosi e la sua equilibrata dolcezza. Deviando verso est, arriviamo in Gallura, patria riconosciuta del Vermentino,  vino in grado di ammaliare con la sua mineralità e i suoi sentori di frutta e macchia mediterranea, eccellente affiancato alla ricca cucina di pesce. Poi si scende, lungo l’Orientale sarda, per trovare prima il Supramonte (Dorgali, Oliena, Orgosolo), poi Mamoiada e infine l’Ogliastra: sono queste le aree più vocate per il nobile Cannonau, fiero e potente vino rosso (inscindibile il binomio con il porcetto), coltivato sì in tutta l’isola, ma in grado di esprimersi al meglio soprattutto da queste parti.

Proseguendo verso sud, arriviamo così nella zona di Cagliari, area famosa per tanti vini da dessert (i bianchi Moscato, Malvasia, Nasco e il rosso Girò) e sede di una delle più importanti Aziende isolane, Argiolas (Turriga, ma non solo…), presso cui è possibile effettuare visite guidate su prenotazione. Inoltrandoci verso occidente, troviamo il Sulcis, grande territorio che, con i suoi terreni sabbiosi, dà vita a vini piacevoli ed eleganti come il Carignano, grande rosso forse un po’ sottovalutato, accompagnamento ideale per il “Tonno di corsa”, eccellenza gastronomica locale.

Risalendo verso nord e addentrandoci un po’ verso l’interno, troviamo prima la zona di Mogoro, importante per il Semidano, vino bianco non molto conosciuto ma di grande fascino, e poi il Mandrolisai, nel centro esatto dell’isola, grande terroir in grado di regalare eccellenti vini rossi che sposano al meglio potenza ed eleganza.

Tornando verso la costa occidentale, incontriamo Oristano e la sua famosa Vernaccia, vino di grande complessità e avvolgenza, così come  la Malvasia, eccellente prodotto di un territorio che si trova un po’ più a nord, la Planargia, con il suo “capoluogo” Bosa. Due vini apprezzati in tutto il mondo per la loro “unicità”, validi compagni di viaggio della ricca pasticceria secca isolana, ma anche eccellenti come vini “da conversazione”.

Siamo giunti quasi alla fine del viaggio e ci rinfreschiamo un po’ nel mare di Alghero, così possiamo approfittarne per degustare il Torbato, bel vitigno declinato in diverse versioni (tra cui lo Spumante) dall’azienda più grande dell’isola, l’ultracentenaria Sella&Mosca (che, anche in questo caso, è possibile visitare su prenotazione).

Prima di rientrare alla base, ultima tappa a Usini, piccolo centro del sassarese il cui territorio è in grado di regalare grandissimi vini, in particolare il Cagnulari, un rosso che, nella versione giovane, è davvero irresistibile con il suo brio e la sua elegante rusticità.

Siamo tornati a Sassari: che ne dite di farci un bicchiere?

Giorgio Demuru, sommelier.